Sopra: una mantella dalla collezione AI19 di Natacha Ramsay-Levi. La Mantella Chloé, inizialmente introdotta nel 1974 e reinterpretata ad infinitum negli anni successivi in calde lane per la versione invernale, o di seta impalpabile per l’estate; incarna un senso di fluidità e di libertà di movimento – un pilastro caratteristico dello stile Chloé, insieme alla blusa di seta e ai pantaloni di seta.

La designer chiude il capitolo Chloé a favore di un nuovo percorso creativo

A pochi mesi di distanza dall’addio di Bali Barret alla maison francese Hermès, si chiude un importante capitolo durato quattro anni nella direzione creativa di Chloé, la maison di moda femminile sotto l’egida del colosso svizzero Richemont.

Malgrado l’esperienza del tutto positiva e fertile che le ha permesso una piena libertà espressiva, portandola a raggiungere traguardi da ricordare con orgoglio, Natacha Ramsay-Levi afferma di aver preso la decisione di abbandonare il ruolo di Direttrice Creativa già da qualche tempo oramai, spinta dalla necessità di intraprendere un nuovo percorso creativo a favore di nuove opportunità.

Negli ultimi mesi di turbolenze sanitarie, sociali ed economiche, ho riflettuto sui cambiamenti che vorrei vedere nel nostro settore e a come allinearli meglio ai miei valori creativi, intellettuali ed emotivi”, scrive la designer. “E’ questa riflessione che mi fa considerare il mio futuro in modo diverso e il desiderio di perseguire nuove opportunità”.

Forte di un background femminista, filosofico e cinematografico, nonché di una massiccia formazione alle spalle come storico braccio destro di Nicolas Ghesquière da Balenciaga prima, e da Louis Vuitton poi, Ramsay-Levi ha dato piena voce alla propria creatività, che l’ha portata fin da subito a manifestare un suo personale e riconoscibilissimo modus operandi, fatto di una minuziosa cura dei dettagli. Caratteristica, questa, che le ha permesso di tradurre la ricercatezza dell’Alta Moda in un linguaggio più democratico, che potesse essere compreso dalle donne di qualunque contesto sociale, e utilizzato nella normalità della via quotidiana.

In fondo, si tratta di un approccio del tutto in sintonia con il carattere stesso del brand Chloé, essendo nato nel 1952 come alternativa alle rigide formalità della Haute Couture proponendo il prêt-à-porter – sarà una delle prime Maison a farlo – offrendo un guardaroba elegante e femminile, e al contempo moderno ed estremamente disinvolto e comodo. Il 1957 vede Chloé sfilare per la prima volta, mentre le successive sfilate si terranno tra i vari Café sulla Rive Gauche della Senna, con “la stampa [che] siede ai tavoli sorseggiando café au lait… mentre le modelle sfilano tra un tavolo e l’altro”, scriverà The New York Times. Fatto curioso, apparentemente insignificante, se non fosse per il fatto che ci troviamo nella Parigi degli anni 60, in quegli stessi luoghi che faranno da sfondo alla rivoluzione controculturale del tempo – elemento fondamentale per capire il carattere stesso di Chloé.

Chloé incarna le aspirazioni delle ragazze e giovani donne del tempo: il suo stile romantico, disinvolto e a tratti ribelle e “boyish” conquista. Continuerà ad attirare nuove generazioni di aficionadas anche nei decenni a venire, con uno stile in costante evoluzione grazie a quella schiera di giovani talenti che la fondatrice Gaby Aghion accoglierà sotto la sua ala protettiva – da Gérard Pipart a Graziella Fontana a Maxime de La Falaise – e ai direttori creativi che si sono succeduti nella direzione creativa fino ai giorni nostri – inclusi Karl Lagerfeld, Martine Sitbon, una giovanissima Stella McCartney, Phoebe Philo e Clare Waight Keller.

Quella di Natacha Ramsay-Levi è una femminilità prorompente, fluida, dalle diverse sfaccettature: un potere femmineo e deciso, richiamato da contrasti tra stampe variopinte, abbinamenti cromatici e textures differenti; preferisce rievocare il fascino trasgressivo degli anni 70 con una ricca componente bohémienne di spunti safari, piuttosto che la pulizia strutturale e classica, più evidente nelle collezioni di Hannah MacGibbon, direttrice creativa dal 2008 al 2011, e di Clare Waight Keller, al timone dal 2011 al 2017. Una libertà espressiva e di spirito, la sua, mitigata da esperimenti intellettuali e tagli di derivazione maschile. La personale interpretazione di Ramsay-Levi, così inedita e singolare, ha certamente donato alla maison nuove pagine da aggiungere alla propria storia. Inevitabile chiedersi ora: chi le seguirà?

 

Abbiamo selezionato alcuni dei capi più belli delle collezioni di Natacha Ramsay-Levi per Chloé, interpreti dei caratteri distintivi della maison. Sfoglia le photo galleries qui a lato:

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